L’Esorcista – Il Credente è un film figlio del nostro tempo: volenteroso ma privo di originalità, mordente, capacità di destabilizzare lo spettatore. Per giunta, è anche reazionario.

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Quelle con cui Universal, Blumhouse e David Gordon Green hanno dato vita al progetto faraonico – tre film, 400 milioni di dollari per l’intera operazione – di riportare in vita L’esorcista. Non che l’eredità del film capolavoro di William Friedkin del 1973 non fosse già stata stuzzicata e sfruttata in altri contesti (filmici e televisivi), con il risultato principale d’attestare l’incapacità di ripetere un evento così destabilizzante e provocatorio come quella pellicola, capace di entrare nella storia del cinema horror.

Motivi per essere cautamente ottimisti eppure non mancavano. David Gordon Green è riuscito comunque a fare qualcosa d’interessante con la sua trilogia di Halloween. Michael Myers non è tornato ai suoi fasti delle origini, ma da seguace e adepto del suo mito cinematografico, lo sceneggiatore e regista è riuscito a regalargli una trilogia che l’ha riportato degnamente sulla scena.

Il problema di Green e del cinema del 2023 è che si fanno prima i coperchi delle pentole; si pianifica prima una trilogia di film e poi si gira la prima pellicola, che dopo una partenza promettente si sgonfia proprio perché non ha abbastanza idee e abbastanza carisma da fare o dire qualcosa che giustifichi quasi due ore di durata.

Quel che è peggio è che nella seconda parte – quella che si dimostra fatale alla riuscita del film – L’Esorcista – Il Credentesi risulta conservativo nella forma espressiva e timidamente conservatore nei peccati che i suoi personaggi non riescono a espiare.

Il diavolo tiene la coda in una serie di jump scare ben ritmati, ma incapaci di andare oltre al sobbalzo momentaneo. La vera tensione sta altrove, in un posto molto lontano dalla blanda, indefinita possessione al centro di L’Esorcista – Il Credente.

La trama di L’Esorcista – Il Credente

Victor Fielding (Leslie Odom Jr.) è un padre vedovo che non ha alcuna fiducia nella religione. D’altronde la moglie è morta nel terribile terremoto che ha distrutto Port-Au-Prince durante il devastante sciame sismico del 2010, poco dopo aver ricevuto una benedizione dalla santona del luogo, per sé e la figlia che porta in grembo. Incinta al momento del disastro, la donna ha dato alla luce Angela (Lidya Jewett) dopo che a Victor si è visto costretto a una scelta impossibile.

Tredici anni più tardi, Victor è un padre amoroso e protettivo, che tiene sotto chiave i ricordi della compagna e concede pochissimo spazio alla vita della figlia fuori dalle mura di casa, desideroso di passare ogni istante con lei. Proprio dopo averle dato il permesso di trascorrere il pomeriggio dall’amichetta Katherine, Victor affronta l’incubo di ogni genitore: le due ragazzine scompaiono nel nulla.

Riappariranno solo 3 giorni dopo, a 50 chilometri di distanza dal bosco in cui si erano inoltrate riprese dalle telecamere della scuola, sul corpo il segno di traumi inspiegabili, il comportamento via via più bizzarro. Victor è preda dell’angoscia al pensiero di non sapere cosa sia accaduto alla figlia e sgomento di fronte agli evidenti segni di stress e trauma che manifesta Angela.

Oltre al trauma però c’è qualcosa di più sinistro e pericoloso. In pochi giorni Angela finisce in un ospedale psichiatrico, mentre Katherine si aggira coperta di sangue nella navata della chiesa dove la sua famiglia segue la messa domenicale.

Su consiglio dell’infermiera e vicina di casa (Ann Dowd), Victor contattata Chris MacNeil (Ellen Burstyn). Chris è una madre che, mezzo secolo prima, aveva affrontato lo stesso dramma che colpisce Victor. Un dramma che via via convince i genitori coinvolti del fatto che, per salvare le ragazze, farmaci di psicologia non sono sufficienti.

Cosa funzione e cosa no in L’Esorcista – Il Credente

L’avvio e la prima parte di L’esorcista – Il credente sono abbastanza solidi da far ben sperare. David Gordon Green sa di misurarsi con un film di culto che è reso grande soprattutto dall’incredibile regia e dal talento visionario (nel senso letterale del termine) di William Friedkin. Per questo la regia della prima ora di L’Esorcista – Il Credente è esplicita nel mostrare la cura con cui tutto è ripreso, fotografato, montato. Niente pigro alternarsi di campi e controcampi: la cinepresa di muove in lunghi, sinuosi movimenti, il montaggio per giustapposizione evoca orrori a venire, gli inevitabili jump scare sono condotti con perizia.

Sappiamo già che le ragazzine sono possedute, sappiamo già che a un certo punto si tenterà di liberarle dai demoni che le insidiano. In L’Esorcista – Il Credente però i perché e i come sono sfumati quando non confusi. D’altronde lo scopo principale di questo film è rinverdire il mito di una pellicola precedente, che invece sfruttava un tema controverso per dire qualcosa di forte su religiosità e rapporti genitoriali in un momento teso e spregiudicato come gli anni ‘70.

In quella decade sono stati realizzati film che oggi sembrano inconcepibili. Pellicole di reazione a decenni di conformismo sociale forzato, a cui la guerra in Vietnam e il ‘68 avevano dato un’importante spallata. Il 2023 non manca di mostrare certe avvisaglie in questo senso, ma la reazione e la spallata è ancora di là da venire. Questa poi non è di certo un’opera che punta a essere politica in modo esplicito o che abbia un’agenda.

Almeno a una prima analisi è molto debole da questo punto di vista. Il punto è quello di farci provare inquietudine di fronte alla manifestazione di un demone che possiede il corpo di due ragazzine e che lo usa da tramite per tormentare coloro che stanno cercando di salvarle. Green avrebbe tra le mani molti spunti in questo senso, basterebbe sceglierne uno. Una volta iniziata la seduta d’esorcismo infatti ci sono 40 minuti abbondanti da riempire in cui spaventi è difficile crearne e si rimane soli con lo spettatore e il cast in una stanza più o meno chiusa. Green non ha una Jamie Lee Curtis tra le mani, come avvenuto in Halloween: qui il cast è più debole, anche se Ann Dowd si è costruita una reputazione nel genere, anche se c’è Ellen Burstyn nelle retrovie.

Il film ha a portata di mano appigli notevoli, come la dissoluzione del radicamento della chiesa romana cattolica della comunità secolare, l’affiancamento di miti antichi e considerati pagati, la secolarizzazione stessa degli apparati cristiani, desiderosi di mettere da parte certe ritualità del passato, ma disinteressati al destino delle loro pecorelle smarrite tanto quanto lo Stato. Tutto questo però viene vagamente accennato, perché l’afflato di questo film è puramente cinematografico. O almeno sembra.

A ben pensarci poi, a mentre fredda, quando si esce dalla sala è evidente come Green riunisca sei personaggi adulti nella stanza e si accanisca solo su due: quelli che hanno avuto responsabilità più o meno diretta in un aborto. Sembra essere quello l’unico peccato a cui è interessato il demone, l’unico a tormentare l’animo dei presenti. Forse è un leggerci dentro un’agenda che non è così definita nemmeno nella testa di chi questo film l’ha sceneggiato, certo, però fa pensare la leggerezza con cui si utilizza questo argomento come “peccato” e non si spenda un momento per accennare alle mancanze dei due preti presenti, provando a essere più specifici almeno sul peccato che pesa sul cuore del padre di Katherine ma che non viene mai esplicitata.

Invece quello è “un peccato che lo rende più debole”, generico, mentre tutti i dettagli sono rinfacciati solo chi, a un certo punto, ha deciso d’interrompere la gravidanza. Con l’aggravante che, in uno dei due casi, si trattava di una procedura medica volta a salvare la vita della madre. Il film si atteggia quasi a redentore del personaggio che vive nel rimorso, facendogli un buffetto sulla guancia e dicendogli che sì, solo in questo caso, solo a fronte del suo pentimento e dell’aver devoluto completamente la sua vita alla genitorialità, può essere perdonato.

Insomma, L’Esorcista – Il Credente parte dimostrando una certa perizia nell’esecuzione, consapevole di non poter avvicinare i livelli dell’originale. A differenza dell’operazione relativa a Halloween qui ci muoviamo davvero su altri livelli e la mancanza principale di questo film, a parte la tenue ispirazione e lo sgonfiarsi inesorabile nella sua seconda metà, è che non sceglie con decisione la strada dell’intrattenimento horror (i genitori presenti sono tra i personaggi horror più assennati e prudenti di sempre) sfruttando la duplice possessione. Mantiene un tono dignitoso, compito, come se avesse qualcosa d’importante da dirci. Solo che idee forti o la volontà di dire qualcosa ad alta voce non c’è. Quello che si bisbiglia, biascicando, è l’unico elemento sinistro di un film che meriterebbe di essere autoconclusivo, invece ha già due sequel in programma.



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